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"Diagnosi di un popolo - Il caso Palestina"
Un percorso di intervento pedagogico in un contesto di conflitto
di Sami Basha
Oggi nel territorio palestinese si vive un'umiliazione "educativa", che accompagna i ragazzi nel loro percorso scolastico e non permette di sviluppare la naturale capacità di apprendimento e di socializzazione. È loro negata la libertà di frequentare le scuole; i soldati israeliani picchettano le classi come le strade e le case: un incubo perseguita questi giovani e li fa convivere con tale drammatica situazione. A ciò si aggiungono la paura del quotidiano, la confusione sociale e politica, l'assenza di legislatura e lo sfruttamento. Il diritto all'istruzione dei bambini palestinesi è direttamente minacciato dalle restrizioni alla libertà di movimento: chiusure dei territori, coprifuoco, barriere e check points. È un'aggressione dura, quella dell'occupazione israeliana, contro un intero popolo, come se fosse stato studiato un progetto per far crollare una cultura ed una storia, dietro le quali è nascosta una grande ricchezza per tutta l'umanità. La qualità della vita e dell'istruzione sono allo stesso modo inficiate dagli ostacoli che rendono estremamente difficile al personale scolastico il recarsi al lavoro, e i tassi di iscrizione scolastica sono scesi del 1,5% per il secondo anno consecutivo, il che significa che ogni anno 15.000 bambini in meno hanno accesso alla scuola. In tale situazione, un decennio di interventi diretti a migliorare lo stato dell'istruzione dei piccoli palestinesi risulta a serio rischio: le opportunità di apprendimento di un milione di bambini e le possibilità di insegnamento di 39.000 insegnanti e di 1.786 scuole sono pregiudicate, con gravi conseguenze per l'intero sistema scolastico* .
Il perdurare delle violenze, le restrizioni alla libertà di movimento e la generale mancanza di prospettive per il futuro, producono effetti devastanti sul benessere psicologico dei bambini, incidendo gravemente sulla loro capacità di concentrazione e di apprendimento. L'impatto psicologico della guerra è infatti incalcolabile: eventi traumatici come la morte o il ferimento di familiari ed amici, le demolizioni di abitazioni e la perdita dei propri averi, le perquisizioni casa per casa, le interminabili attese ai check points, le retate umilianti o l'arresto di padri e fratelli provocano un danno irreparabile al senso di fiducia dei bambini negli adulti, accrescono la loro tolleranza alla violenza come strumento idoneo alla risoluzione dei problemi, diminuiscono la loro capacità di sopportazione e di speranza nel futuro. In poche parole, essi crescono con grossi deficit che riguardano la coscienza della loro dignità, l'autostima, la speranza di costruirsi un avvenire, la stabilità nella vita quotidiana.
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