L'autore, nel presente volume, sosotiene la
necessità di una seria politica della solidarietà
sostenuta dai principi ergopedagogici che, animati dalla sociopedagogia,
riconoscano alla persona diversabile il diritto di diventare
cittadino lavoratore, forza produttiva, e passare così
dalla condizione di assistito a quella di contribuente.
La prassi ergopedagogica elimina, infatti,
i penosi ostacoli classificatorio-nosografici della sanità,
responsabili di aver prodotto un assogettamento dell'uomo
alla patologia, di aver ispessito l'eredità di paziente
e di malato e di aver creato una barriera tra l'uomo sapiens.
Tutti criteri che, ancorati ai principi dell'invalidità,
del parassitismo e dell'assistenzialismo e sostituiti dall'ingannevole
fascino della riabilitazioni e della terapia, hanno assecondato
l'esclusione dei diversabili dal contesto sociale e lavorativo,
tenedoli in case e laboratori protetti o in centri occupazionali.
Il diversabile deve essere integrato nel tessuto sociale,
per questo la scuola ha l'obbligo di offrirgli serie opportunità
per una preformazion professionale adeguata, condotta dall'ergopedagoigsta,
a cui deve far seguito un apprendistato in un azienda sostenuto
da un tutor, un dipendente specializzato nelle attività
produttive con il compito di individuare il lavoro più
rispondente alle necessità del soggetto. Un aiuto sostanziatoda
un processo dinamico tra il tutor e la persona diversabile,
nel rispetto dei fondamenti di uguaglianza e di efficacia.