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Guido Pesci Padre della Pedagogia Clinica
__Negli anni Settanta il contributo ortopedagogico era assai significativo, ma risentiva in maniera massiccia di un'arretrata politica di sanitarizzazione con progettualità di recupero legate a una concezione patologico-terapeutica, condotta spesso in un ambiente artificiale dove tutto si adattava al deficit. Azioni indirizzate all'esclusivo perfezionamento di processi elementari, all'allenamento delle singole sensazioni o dei singoli movimenti; procedimenti che inseguivano artificiosi interventi terapeutici in cui il diversabile si distingueva come puro esecutore, riducendo le sue esperienze ad atti esecutivi realizzati solo ai fini dell'addestramento di un semi-uomo. All'ortopedagogia si contestava l'aiuto terapeutico condotto troppo spesso in condizioni di separatismo e il fatto che questa disciplina si sostanziasse di cultura sensoriale e di ortopedia psichica e fosse, col suo carattere speciale, conformata e adattata al deficit della persona.
__Queste e molte altre le riflessioni portarono nel 1974 gli ortopedagogisti a riunirsi a Firenze presso il Centro Studi Antiemarginazione , fondato da me, insieme ai professori Edo Bonistalli e Anna Pesci e qui, nel nostro cenacolo, in una riunione di magistero, proposi di seppellire l'ortopedagogia, ormai considerata superata, obsoleta, e perfino motteggiata con l'appellativo di "pedagogia dell'orto", per dare vita alla "pedagogia clinica" la nuova scienza, una disciplina autonoma, capace di promuovere quel cambiamento significativo voluto dal dibattito in cui ebbi modo di definire l'accezione di clinico nel senso di "aver cura", interessamento, premura, e considerarlo il focus dell'elevazione e della solerzia di questa dottrina chiamata a rispondere alle esigenze delle persone di ogni età e dei gruppi con interventi di aiuto per mezzo di attenzioni educative.
__ L'insoddisfazione nei confronti dell'ortopedagogia rese indispensabile passare dalla prigionia biologica, dalla cura del deficit, allo sviluppo delle molteplici e profonde risorse presenti nell'individuo di ogni età. Spinti da un vivo desiderio di rinnovamento si richiedeva che il campo di conoscenza teorica e di lavoro scientifico-pratico si basasse sul principio vygotskijano secondo cui il soggetto, aggravato da disabilità è un individuo sviluppato in un modo qualitativamente diverso, e non limitato e ridotto nelle proporzioni, sostenuto da elementi puramente quantitativi tipici di una concezione aritmetica della disabilità.
__ La nuova scienza della pedagogia clinica muove su questi principi, l'aiuto costruito su un corpus di stimoli per progetti emancipatori, evitando ogni restringimento di campo esistenziale.
__ Le basi epistemologiche e i metodi che hanno visto sostanziare questa nuova scienza sono il risultato dello studio e della ricerca di quanti, assieme al suo fondatore Prof. dr. Guido Pesci, si sono impegnati a garantirne i presupposti teorici e pratici. Da allora questa scienza ben si affida alla particolarità qualitativa, a una pratica del concreto, a una solida base metodologica, a compiti proficui e specifici, a uno studio dinamico del grado e della gravità dei disagi e delle difficoltà, per offrire alla persona uno sviluppo adeguato di tutte le sue potenzialità, promuovere influenze positive e tangibili reazioni della personalità.
 
 
 
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