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Interviste
Intervista al Prof. Gudo Pesci Presidente dei Pedagogisti Clinici in Italia
(intervista apparsa nel 2002 sui giornali La Nazione e Il Resto del Carlino)
In occasione della sua presenza in Ancona abbiamo intervistato il prof. Guido Pesci, presidente dei pedagogisti clinici in Italia. Il pedagogista clinico è un professionista che si avvale di tecniche e metodologie proprie ed esclusive per affrontare i molteplici bisogni della persona.

- Prof. Pesci, si sente affermare sempre più spesso che la società ha bisogno di pedagogisti clinici, cosa ci può dire in proposito?
- L’idea chiave per una nuova politica è la prevenzione collegata ad un progetto razionale di trasformazione della società e di valorizzazione del singolo uomo. Per conseguire questo obiettivo occorre ridurre i bisogni sanitari e ogni orientamento cristallizzato verso questo tipo di interventi, riassorbire perciò tutte quelle necessità che generano dèpistage dai canali naturali nei quali molti soggetti trovano soluzioni ai loro problemi. E’ ormai indispensabile un rinnovamento complessivo, necessario all’autorealizzazione dell’uomo. Questo è quanto si propone il pedagogista clinico e ben si comprende il perché la società ha sempre più bisogno di questo specialista.
-Quali sono i requisiti professionali del pedagogista clinico?

Le conoscenze e le abilità professionali del pedagogista clinico sono identiche in Italia come nel Belgio e in America. In Italia opera una holding di un sistema di dodici sedi post-universitarie decentrate, con soluzioni strutturali accoglienti e capaci di sicurezza e comfort in cui viene soddisfatta la continuità formativa con esperienze di laboratorio. Attualmente le sedi di formazione in questo vostro territorio volute dall’Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici sono ad Ancona e a Bari. Quello che possiamo dire è che il mercato del lavoro sta crescendo grazie alle nuove professioni, fra queste quella del pedagogista clinico che ha trovato anche in questa vostra area geografica ampio riconoscimento e notevole risonanza.
- Questa figura professionale a cui Lei ha dato vita quanto può aiutare le nuove generazioni nell’occupazione?
- Le professioni autonome intellettuali, abbandonando la logica del “lavoro dipendente”, stanno cambiando in profondità la società e sono un cospicuo patrimonio, una ingente risorsa soprattutto per i giovani poiché dischiudono potenzialità notevoli per l’occupazione. Il successo di questa professione vede la quotazione di mercato assai salita, ciò dimostra che un sistema socio-economico che intende muoversi verso uno sviluppo reale non può fare a meno di arricchirsi di ulteriori professionalità. La nostra è una professione che attrae i laureati più motivati e con chiari obiettivi, che vogliono andare oltre gli studi facili e inutili, per un impegno formativo che unico possa offrire loro adeguatezza professionale.
 
 
 
 
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