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2007 Trentennale del Pedagogista Clinico Pag. 2
La rivista, tuttavia, non si atteneva alla nostra accezione di "clinico": aiuto alla persona di ogni età e al gruppo, ma contribuì ugualmente, grazie al nome della testata, a suscitare interesse sulla nuova disciplina. Negli incontri presso il Cenacolo Antiemarginazione, tenutisi nei mesi di maggio e giugno 1976, ci proponemmo con sempre maggior accanimento di ampliare le conoscenze e le abilità della nuova figura professionale del pedagogista clinico. Una genesi del sapere e del saper fare che richiedeva di prendere su di sé la fatica di formulare concetti nuovi o innovativi e di renderli comprensibili, di verificare la validità di nuovi metodi e nuove tecniche, guardando al di là della superficie, dell'esperienza empirica, per cogliere gli aspetti nascosti che spesso contraddicono l'ovvia e usuale apparenza.
La grande novità non fu rappresentata dunque solo dalla diversa terminologia adottata per la nuova scienza, ma dall'esemplare concretezza. A mano a mano che il lavoro di ricerca con gran fermento procedeva, scoprivamo di essere perfettamente in grado di raccogliere, capire e valutare ogni tipo di informazione e di saperla convenientemente orientare verso questa nuova disciplina e questa nuova categoria professionale. Il tutto senza trascurare di dare fondamenti epistemologici alla pedagogia clinica e rintracciare anche in radici lontane (2000 a.C.-1800 d.C.), i criteri di validità di questa scienza. Sul contributo di questi antesignani, tra cui in particolare Antonio Gonnelli-Cioni, sono stati scritti articoli e saggi e organizzati convegni e congressi. In quello stesso periodo sono stato impegnato anche nella traduzione di lavori sulla difettologia, una disciplina orientata al recupero dei soggetti con particolari difficoltà, ben avviata nei paesi dell'Est. Curai l'edizione italiana del libro di L. S. Vygotskij, Fondamenti di difettologia (Roma, Bulzoni, 1986), ne scrissi la prefazione e iniziai a collaborare, assieme ad altri colleghi, tra cui il Prof. Sergio Gaiffi, con l'Università di Lubiana, per conoscere ancora meglio i metodi e le tecniche di questa disciplina. Intanto in Europa aveva trovato vasta eco la psicomotricità, una scienza che ritenemmo interessante per le nostre ricerche e le nostre esperienze, perciò organizzai incontri, convegni e seminari con i più grandi maestri: Lapierre, Acouturier, Vayer e Le Boulch, il quale mi è rimasto accanto fino al termine dei suoi giorni. Nel frattempo, l'interesse per una formazione rivolta a favorire abilità professionali capaci di rispondere al vasto panorama dei bisogni educativi della persona d'ogni età, di difendere ogni singolo uomo e di far progredire la collettività, aumentava ed entusiasmava un numero crescente di laureati che continuavamo ad accogliere presso i nostri Centri, mettendo loro a disposizione le nostre conoscenze.
 
 
 
 
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