La rivista, tuttavia, non si atteneva alla
nostra accezione di "clinico": aiuto alla persona di ogni
età e al gruppo, ma contribuì ugualmente, grazie al nome della
testata, a suscitare interesse sulla nuova disciplina. Negli
incontri presso il Cenacolo Antiemarginazione, tenutisi nei
mesi di maggio e giugno 1976, ci proponemmo con sempre maggior
accanimento di ampliare le conoscenze e le abilità della nuova
figura professionale del pedagogista clinico. Una genesi del
sapere e del saper fare che richiedeva di prendere su di sé
la fatica di formulare concetti nuovi o innovativi e di renderli
comprensibili, di verificare la validità di nuovi metodi e
nuove tecniche, guardando al di là della superficie, dell'esperienza
empirica, per cogliere gli aspetti nascosti che spesso contraddicono
l'ovvia e usuale apparenza.
La grande novità non fu rappresentata dunque solo dalla diversa
terminologia adottata per la nuova scienza, ma dall'esemplare
concretezza. A mano a mano che il lavoro di ricerca con gran
fermento procedeva, scoprivamo di essere perfettamente in
grado di raccogliere, capire e valutare ogni tipo di informazione
e di saperla convenientemente orientare verso questa nuova
disciplina e questa nuova categoria professionale. Il tutto
senza trascurare di dare fondamenti epistemologici alla pedagogia
clinica e rintracciare anche in radici lontane (2000 a.C.-1800
d.C.), i criteri di validità di questa scienza. Sul contributo
di questi antesignani, tra cui in particolare Antonio Gonnelli-Cioni,
sono stati scritti articoli e saggi e organizzati convegni
e congressi. In quello stesso periodo sono stato impegnato
anche nella traduzione di lavori sulla difettologia, una disciplina
orientata al recupero dei soggetti con particolari difficoltà,
ben avviata nei paesi dell'Est. Curai l'edizione italiana
del libro di L. S. Vygotskij, Fondamenti di difettologia (Roma,
Bulzoni, 1986), ne scrissi la prefazione e iniziai a collaborare,
assieme ad altri colleghi, tra cui il Prof. Sergio Gaiffi,
con l'Università di Lubiana, per conoscere ancora meglio i
metodi e le tecniche di questa disciplina. Intanto in Europa
aveva trovato vasta eco la psicomotricità, una scienza che
ritenemmo interessante per le nostre ricerche e le nostre
esperienze, perciò organizzai incontri, convegni e seminari
con i più grandi maestri: Lapierre, Acouturier, Vayer e Le
Boulch, il quale mi è rimasto accanto fino al termine dei
suoi giorni. Nel frattempo, l'interesse per una formazione
rivolta a favorire abilità professionali capaci di rispondere
al vasto panorama dei bisogni educativi della persona d'ogni
età, di difendere ogni singolo uomo e di far progredire la
collettività, aumentava ed entusiasmava un numero crescente
di laureati che continuavamo ad accogliere presso i nostri
Centri, mettendo loro a disposizione le nostre conoscenze.