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2007 Trentennale del Pedagogista Clinico
Sono trascorsi trenta anni da quando il movimento degli ortopedagogisti si riunì a Firenze presso il Cenacolo Antiemarginazione, con il preciso scopo di mettere a punto un percorso formativo adatto a quanti, dopo la laurea, intendevano svolgere la professione di ortopedagogista. Tale movimento fu fondato assieme al Prof. Edo Bonistalli e alla Prof.ssa Anna Pesci e composto da persone laureate in lettere, filosofia, sociologia, pedagogia che avevano maturato una certa professionalità, grazie alla ricerca e all'esperienza acquisita nel fronteggiare i problemi di soggetti in difficoltà. Io ero alla guida di questo movimento e si decise di accogliere presso i nostri centri di recupero i laureati che avessero fatto richiesta di una personale formazione. Le abilità professionali dell'ortopedagogista erano ampiamente riconosciute sia in Europa che in alcuni paesi extraeuropei, anche se i metodi e le tecniche per aiutare i soggetti in difficoltà si orientavano solo al bambino scolaro e non anche, come noi in Italia, per fronteggiare i disagi di persone di ogni età. In ragione delle abilità professionali raggiunte, occupavamo posti dirigenziali sia come dipendenti che a convenzione di istituti pubblici e privati, oltre a godere di una certa fama nel lavoro autonomo. Mentre ci impegnavamo nella formazione di altri laureati, provvedevamo altresì a specializzarci frequentando corsi specifici sia presso scuole francesi che italiane. A questo fermento culturale e formativo si aggiungeva la continua e costante ricerca nei nostri Centri di recupero, opportunità di conoscenze e di esperienze che ancora ci guidano e che hanno offerto occasioni per importanti contributi scientifici in convegni e congressi. Il termine "ortopedagogista" oggi può essere visto come poco espressivo e di scarso interesse, mentre allora il prefisso "orto" era assai comune, basti pensare a voci quali "ortofonia", "ortografia" e ancor più a "ortofrenia" e "ortofrenici", da cui sono derivate le Scuole Magistrali Ortofreniche, dove noi, ortopedagogisti, insegnavamo, con il compito istituzionale di formare insegnanti ortofrenici, definiti "specializzati" in seguito a una nuova normativa. Nella metà degli anni Settanta, nonostante l'importanza che aveva assunto fino allora l'appellativo di ortopedagogisti, cominciammo a considerarlo obsoleto, così che, in una riunione di magistero nel nostro Cenacolo, proposi di sostituirlo con quello di "pedagogista clinico" e di chiamare "pedagogia clinica" la nuova scienza. Questo nuovo termine ebbe un immediato successo tanto che divenne il titolo della rivista dell'Associazione Nazionale delle Scuole dei Corsi di Specializzazione (già Scuole Magistrali Ortofreniche), che certo ebbe vita breve poiché cessò le pubblicazioni contemporaneamente alla chiusura delle scuole.
 
 
 
 
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