Il professor Giuseppe Talamucci, nato a Firenze il 20 ottobre
del 1933, insigne neuropsichiatra, uomo di cultura e di metodo,membro
del Consiglio Nazionale dell'Associazione dei Pedagogisti Clinici
(ANPEC), docente dal 1997 dell'ISFAR Istituto Superiore Formazione
Aggiornamento e Ricerca, nonè più al nostro fianco, la morte
lo ha colto mentre, durante la degenza in ospedale, confermava
il fermo, continuo e rinnovato proposito di tornare ad insegnare.
A noi ha lasciato memoria di questo suo impegno nei confronti
di una disciplina a cui aveva rivolto tutta la sua attenzione
professionale. Maestro dei pedagogisti clinici, egli ha contribuito
alla loro fomazione e al riconoscimento delle abilità professionali
oltre i confini della nostra Nazione, in Europa e nel Mondo.
Tutti quelli che gli sono stati vicini hanno potuto sicuramente
sperimentare il carattere schersoso e, per questoe per l'amicizia
che mi lega a lui da tantissimi annisento l'obbligo di ricordarlo,
nel modo in cui egli avrebbe desiderato, istrionico accompagnato
dal suo risolini ironico da maledetto toscano malapartiano.
Era la persona che meglio ci rappresentava ed era a lui che
veniva richiesto di condurre convegni e congressi, sempre pronto
a lasciare stupiti; fiorentino arguto, era facile a motteggi
e pareri scanzonati, come quelli sulla terapia, quando lamentandosi
del contagio dilagante di questo termine utilizzato per ogni
intervento che poteva far bene disse:"allora aggiungiamo anche
la bisteccoterapia che certo male non fa". Quanti hanno conosciuto
il professore Giuseppe Talamucci in docenza lo conoscono anche
per questi suio accenti e per come riusciva a mimare a rappresentare
con il proporio corpo quanto andava dicendo, come riusciva a
mantenere viva l'attenzione per intere giornate e terminare,
come nel suo ultimo incontro a Roma, con un lungo applauso,
così sentito e scrosciante che la moglie all'uscita gli chiese"applaudono
te?" e lu le rispose "si, perchè?", una risposta e una domanda
che non mancarono di essere accompagnate dal suo sguardo. Giorno
dopo giorno , man mano che i pedagogisti clinici venivano a
conoscenza di simile grande perdita mi hanno espresso sincere
testimonianze di amicizia; in tutti è rimasto l'amico e con
esso la forza spirituale animata dal suo impegno verso gli altri
diligenza e correttezza di vita, principi fondamentali su cui
si baa la pedagogia clinica e l'opera di aiuto alla persona
del pedagogista clinico. Un segnale chiaro di quando i pedagogisti
clinici siano animati dai suoi insegnamenti , dai suoi desideri
e dalla volontà di erigere con la pedagogia clinica un baluardo
di speranza per tante persone in difficoltà. Sembra che con
la sua scomparsa abbia voluto creare in ognuno di noi un maggiore
accanimento nel portare avanti gli elementi della nostra categoria
professionale. Forse consapevole di questo, ci guarda come quel
fiorentino che guarda dopo che ha fatto uno scherzo.