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Epistemologia
Integrazioni
Scientifiche
Editoriale 1/2008

Il professor Giuseppe Talamucci, nato a Firenze il 20 ottobre del 1933, insigne neuropsichiatra, uomo di cultura e di metodo,membro del Consiglio Nazionale dell'Associazione dei Pedagogisti Clinici (ANPEC), docente dal 1997 dell'ISFAR Istituto Superiore Formazione Aggiornamento e Ricerca, nonè più al nostro fianco, la morte lo ha colto mentre, durante la degenza in ospedale, confermava il fermo, continuo e rinnovato proposito di tornare ad insegnare. A noi ha lasciato memoria di questo suo impegno nei confronti di una disciplina a cui aveva rivolto tutta la sua attenzione professionale. Maestro dei pedagogisti clinici, egli ha contribuito alla loro fomazione e al riconoscimento delle abilità professionali oltre i confini della nostra Nazione, in Europa e nel Mondo.
Tutti quelli che gli sono stati vicini hanno potuto sicuramente sperimentare il carattere schersoso e, per questoe per l'amicizia che mi lega a lui da tantissimi annisento l'obbligo di ricordarlo, nel modo in cui egli avrebbe desiderato, istrionico accompagnato dal suo risolini ironico da maledetto toscano malapartiano. Era la persona che meglio ci rappresentava ed era a lui che veniva richiesto di condurre convegni e congressi, sempre pronto a lasciare stupiti; fiorentino arguto, era facile a motteggi e pareri scanzonati, come quelli sulla terapia, quando lamentandosi del contagio dilagante di questo termine utilizzato per ogni intervento che poteva far bene disse:"allora aggiungiamo anche la bisteccoterapia che certo male non fa". Quanti hanno conosciuto il professore Giuseppe Talamucci in docenza lo conoscono anche per questi suio accenti e per come riusciva a mimare a rappresentare con il proporio corpo quanto andava dicendo, come riusciva a mantenere viva l'attenzione per intere giornate e terminare, come nel suo ultimo incontro a Roma, con un lungo applauso, così sentito e scrosciante che la moglie all'uscita gli chiese"applaudono te?" e lu le rispose "si, perchè?", una risposta e una domanda che non mancarono di essere accompagnate dal suo sguardo. Giorno dopo giorno , man mano che i pedagogisti clinici venivano a conoscenza di simile grande perdita mi hanno espresso sincere testimonianze di amicizia; in tutti è rimasto l'amico e con esso la forza spirituale animata dal suo impegno verso gli altri diligenza e correttezza di vita, principi fondamentali su cui si baa la pedagogia clinica e l'opera di aiuto alla persona del pedagogista clinico. Un segnale chiaro di quando i pedagogisti clinici siano animati dai suoi insegnamenti , dai suoi desideri e dalla volontà di erigere con la pedagogia clinica un baluardo di speranza per tante persone in difficoltà. Sembra che con la sua scomparsa abbia voluto creare in ognuno di noi un maggiore accanimento nel portare avanti gli elementi della nostra categoria professionale. Forse consapevole di questo, ci guarda come quel fiorentino che guarda dopo che ha fatto uno scherzo.

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