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Epistemologia Pag. 3
Nei templi di Asclepio un'altra opportunità di scambio dialettico era considerato il teatro, ritenuto anch'esso idoneo per ricreare nuovi equilibri. Del pari, oggi in pedagogia clinica non mancano esperienze pedagogiche per mezzo del teatro, non più legato al rito o al mito, ma alle necessità di esprimersi attraverso tecniche di drammatizzazione, destinate sicuramente a indurre i soggetti a manifestarsi, a realizzare quel processo di simbolizzazione che permette ad una idea, un pensiero, un sentimento, di rappresentarsi, corpo simbolo ed elemento simboleggiante. Non solo, nei templi di Asclepio era ritenuto importante anche l'ascolto dei "lettori", che esponevano narrazioni epiche, adatte, si diceva, a risvegliare con degli effetti immaginativi sentimenti di fiera condotta; si ridestava così quella funzione dell'immagine, che rappresenta una linea di congiunzione fra pensiero, sentimento, ed il rapporto di questi con l'azione. Immaginare qualcosa è prepararsi ad essa, un preparativo che poi tende a realizzarsi nell'agire e che ha implicazioni perfezionanti e maturanti della sfera emotivo-affettiva e perciò valido ausilio in ogni dinamica pedagogico-clinica. In questi templi non potevano mancare le suggestioni ed anche di queste la pedagogia clinica oggi si avvale per creare negli individui sentimenti di nuova forza, nuova energia, nuova e diversa determinazione.
Atti educativi, opportunità di risveglio, stimoli al cambiamento che non possono certo sfuggire all'educatore. Nel mondo classico, dominato dall'ideale dell'armonia, per l'uomo si poneva il compito di realizzare un accordo il più possibile completo tra corpo e anima, tra intelletto ed emozioni. Giovenale con il suo "Mens sana in corpore sano" esprime l'ideale dell'arte di vivere, indicando l'itinerario dell'equilibrio, il "modus in rebus", quella "via di mezzo" che la saggezza buddista pone anch'essa come fondamentale regola di condotta. Si possono così trovare in queste culture varie occasioni di apprendimento per la realizzazione di scambi e di intese, che approssimavano allo stare bene assieme, in forma gruppale o con se stessi; stare in cerchio era già allora considerato una grande opportunità interattiva e così il canto, il coro, la musica. Da questi principi abbiamo tratto il metodo Grafo-gestuale. La musica ha origini che si perdono in tempi remoti. Secondo i miti la musica sarebbe di provenienza divina. I Greci l'attribuivano ad Apollo, Orfeo e Dionosio. Gli Egiziani la imputavano ad Ermes o Osiride. Gli Indù la ascrivevano a Brahama. Gli Ebrei a Jubal. In tutte queste antiche civiltà alla musica veniva attribuito un potere guaritore e si ripetevano i principi pedagogico-clinici. Con la musica si è cercato di creare nuovi equilibri, opportune armonie.
In Grecia ad esempio la dignità riconosciuta alla musica è stata ampia: Apollo medico era anche Apollo Musagete o Citaredo e non si sottovaluti che Esculapio, suo figlio, era stato istruito dal centauro Chirone, il quale da Apollo aveva preso il dominio della medicina e della musica.
 
 
 
 
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