Nei templi di Asclepio un'altra opportunità
di scambio dialettico era considerato il teatro, ritenuto
anch'esso idoneo per ricreare nuovi equilibri. Del pari, oggi
in pedagogia clinica non mancano esperienze pedagogiche per
mezzo del teatro, non più legato al rito o al mito, ma alle
necessità di esprimersi attraverso tecniche di drammatizzazione,
destinate sicuramente a indurre i soggetti a manifestarsi,
a realizzare quel processo di simbolizzazione che permette
ad una idea, un pensiero, un sentimento, di rappresentarsi,
corpo simbolo ed elemento simboleggiante. Non solo, nei templi
di Asclepio era ritenuto importante anche l'ascolto dei "lettori",
che esponevano narrazioni epiche, adatte, si diceva, a risvegliare
con degli effetti immaginativi sentimenti di fiera condotta;
si ridestava così quella funzione dell'immagine, che rappresenta
una linea di congiunzione fra pensiero, sentimento, ed il
rapporto di questi con l'azione. Immaginare qualcosa è prepararsi
ad essa, un preparativo che poi tende a realizzarsi nell'agire
e che ha implicazioni perfezionanti e maturanti della sfera
emotivo-affettiva e perciò valido ausilio in ogni dinamica
pedagogico-clinica. In questi templi non potevano mancare
le suggestioni ed anche di queste la pedagogia clinica oggi
si avvale per creare negli individui sentimenti di nuova forza,
nuova energia, nuova e diversa determinazione.
Atti educativi, opportunità di risveglio, stimoli al cambiamento
che non possono certo sfuggire all'educatore. Nel mondo classico,
dominato dall'ideale dell'armonia, per l'uomo si poneva il
compito di realizzare un accordo il più possibile completo
tra corpo e anima, tra intelletto ed emozioni. Giovenale con
il suo "Mens sana in corpore sano" esprime l'ideale dell'arte
di vivere, indicando l'itinerario dell'equilibrio, il "modus
in rebus", quella "via di mezzo" che la saggezza buddista
pone anch'essa come fondamentale regola di condotta. Si possono
così trovare in queste culture varie occasioni di apprendimento
per la realizzazione di scambi e di intese, che approssimavano
allo stare bene assieme, in forma gruppale o con se stessi;
stare in cerchio era già allora considerato una grande opportunità
interattiva e così il canto, il coro, la musica. Da questi
principi abbiamo tratto il metodo Grafo-gestuale. La musica
ha origini che si perdono in tempi remoti. Secondo i miti
la musica sarebbe di provenienza divina. I Greci l'attribuivano
ad Apollo, Orfeo e Dionosio. Gli Egiziani la imputavano ad
Ermes o Osiride. Gli Indù la ascrivevano a Brahama. Gli Ebrei
a Jubal. In tutte queste antiche civiltà alla musica veniva
attribuito un potere guaritore e si ripetevano i principi
pedagogico-clinici. Con la musica si è cercato di creare nuovi
equilibri, opportune armonie.
In Grecia ad esempio la dignità riconosciuta alla musica è
stata ampia: Apollo medico era anche Apollo Musagete o Citaredo
e non si sottovaluti che Esculapio, suo figlio, era stato
istruito dal centauro Chirone, il quale da Apollo aveva preso
il dominio della medicina e della musica.